Leggendo il lungo elenco di adesioni all'appello per "La Limonaia", il primo pensiero che mi è venuto è stato: "se ognuno dei sottoscrittori contribuisse con l'1 per mille del proprio reddito (lordo) forse il problema sarebbe risolto". Poi il secondo pensiero è stato: "ma sarebbe giusto?" La domanda è retorica, e la mia risposta è ovviamente NO. Il problema non è chiedere un contributo (anche se volontario) a persone molte delle quali già si spendono per far vivere iniziative come questa; e lo fanno spesso gratuitamente, ma anche quando sono retribuite lo sono a un livello modestissimo. Anche questo bisogna avere il coraggio di dirlo: basta guardare quali sono i compensi correnti per partecipazioni a spettacoli, a eventi di moda o di sport, a manifestazioni le più diverse, per non parlare di tante dubbie "consulenze" (ma qui si scende al malcostume politico, su cui non voglio insistere perché non è il mio tema). Chi lavora per la Cultura (maiuscola voluta, per sottolineare che anche di questa parola si fa non di rado un uso discutibile), per la scuola, in particolare per l'educazione scientifica, sa benissimo che non si arricchirà col suo lavoro; ma pretende almeno di essere rispettato e riconosciuto. Chiusa la parentesi, come suol dirsi "il problema è un altro", ed è un problema *politico*: nella situazione di crisi, politica, economica, ma anche sistemica in cui ci troviamo, è necessario investire sulla conoscenza, sulla formazione delle generazioni future. In verità questo lo dicono tutti, politici per primi, salvo scordarsene regolarmente quando si arriva ai fatti. Voglio sottolineare con forza che a mio parere una formazione scientifica è elemento indispensabile delle conoscenze necessarie per uscire dalla crisi, e perciò occorrre chiedere con forza alle istituzioni *politiche* di farsene carico. Non posso accetttare il solito pretesto delle scarsità di fondi: così come Goebbels, ministro di Hitler, diceva "quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola", lo stesso viene metaforicamente di fare a me, quando sento dire "non ci sono soldi". Diciamolo chiaro: *è sempre questione di scelte*. I soldi sono quelli che sono, ma la decisione di come e dove spenderli è *politica*: si scelgono delle priorità e non altre (come è politica la scelta di dove raccogliere le entrate). Certo che molte volte la scelta può essere difficile: ma è per questo, per fare delle scelte, e non sempre quelle più immediatamente popolari e redditizie in termini di voti, che noi eleggiamo i nostri rappresentanti. Non possiamo accettare i cosiddetti "tagli lineari", che poi così lineari e neutri non sono. Per esempio, è un dato di fatto che dal 1995 al 2010 le due voci più importanti della spesa finale della pubblica amministrazione (sanità e istruzione) sono passate rispettivamente dal 28% al 34% del totale, e dal 24% al 20% (fonte ISTAT). Se è vero che la cultura scientifica, come dicevo sopra, è da ritenersi elemento importante per risollevare l'Italia dalla crisi non solo economica, ma anche politica (e perfino etica) che sta attraversando, è giusto che a sostenere la cultura scientifica contribuiscano tutti i cittadini; e perciò sono i rappresentanti politici - che i cittadini hanno eletto - che debbono assumersi la responsabilità di scelte coerenti con questo assunto. Perciò il mio non è un appello, ma una precisa richiesta politica a tutti coloro che ci rappresentano nelle diverse istituzioni. Iniziative utili e benemerite, come nel nostro caso "La Limonaia", debbono essere sostenute, non già come fiore all'occhiello che si può buttar via quando "non ci sono soldi" per ricomprarlo fresco, ma come *compito istituzionale* negli interessi dei cittadini. Ai cittadini i politici debbono rispondere delle proprie scelte, e debbono anche farli riflettere sulle corrispondenti motivazioni.